La castanicoltura sta vivendo, in questo periodo, un momento di gloria da non sottovalutare ma, anzi, da utilizzare al meglio, prendendo esempio da chi ha già lavorato in tal senso, ottenendo risultati positivi e proponendo tanti modi, vecchi e nuovi, di presentare e commercializzare il prodotto.
La castagna si è trasformata dal secondo dopoguerra ad oggi, da "pane dei poveri" a vero e proprio "bene di lusso", guadagnandosi quotazioni economiche di tutto rispetto ed estimatori entusiasti sia tra gli esperti, che tra i singoli consumatori.
L'uso di questo frutto in cucina sta diventando sempre più usuale, sia con la riproposta delle ricette tramandate dalla tradizione popolare, quali la marmellate, il castagnaccio, la polenta, gli gnocchi, le fettuccine, sempre di castagne, sia con piatti attribuibili alla "nouvelle cuisine", che la vedono protagonista in modi variegati, perché la castagna è un prodotto decisamente versatile e può essere utilizzata intera, frammentata, sotto forma di farina e, pertanto, può diventare pasta, pane, salsa per primi e secondi, contorno, dolce, liquore, ecc.
Alcuni ristoranti dei Monti Prenestini hanno percepito questo "vento di novità", intriso però di antica tradizione popolare, ed hanno accolto nei propri menù ricette vecchie nuove, autoctone ed alloctone, che stanno ottenendo il consenso di palati sempre più esigenti.
La castagna soddisfa anche quest'ultima esigenza, essendo un prodotto naturalmente biologico, che offre garanzie di salubrità ai consumatori.
La cura dei castagneti, con le potature "ordinarie" e "di riforma", il monitoraggio dello stato di salute delle piante, la sostituzione di quelle malate, o morte, con altre di varietà sopratutto autoctone, sono interventi indispensabili per il miglioramento del prodotto in termini qualitativi e quantitativi, che favoriscono la competitività dei frutti sul piano commerciale e possono costituire una spinta al turismo dell'intera zona.
La "Strada della Castagna" vuole proprio invogliare coloro che, forse, conoscono i tre Comuni di Capranica Prenestina, Rocca di Cave e Cave per le loro vestigia storiche, o la salubrità dell'aria, e non sanno ancora che ci sono altre cose interessanti da individuare ed assaporare.
La cucina del territorio dei Monti Prenestini non differisce, sostanzialmente, da quella della Campagna Romana e della Ciociaria, trovandosi interposto tra queste due aree geografiche, anche se le "variazioni sul tema" sono, qui come altrove, pienamente consolidate.
Accanto ai primi tradizionali, quali fettuccine, ravioli con ricotta, gnocchi di patate, tonnarelli, ecc., ai sughi piccanti (amatriciana) o ai funghi, si trovano gli "gnocchi a coa soreca" (a Cave e Rocca di Cave), le "lane pelose" (a Capranica).
A questi si aggiungono, oggi, le novità a base di castagne e, a volte noci, quali gnocchi, fettuccine, pappardelle, ravioli, tutti impasti con un misto di farina di frumenti e castagne, conditi inoltre con salse e sughi e puree di quest'ultimo prodotto.
In aggiunta a tutto ciò, è opportuno ricordare le zuppe e minestre, dove la castagna, sola o associata a ceci, cicerchie, riso, farro, orzo perlato, costituisce una prelibata pietanza ed un piatto forte e nutriente nei freddi giorni invernali, così come era una volta ed è interessante riscoprire oggi.
Quanto ai secondi, in aggiunta alle carni bovine, suine, ovicaprine ed al pollame, tradizionalmente presenti, le castagne costituiscono un'innovazione, sia come  ingrediente di cottura per ripieni e in farciture, salsicce stufate con castagne, ripieno di tacchino e faraona, sia come salse da aggiungere al momento della degustazione che, infine, come contorni, da sole o con funghi, verdure, patate.
Ma il pranzo finisce con il dolce e, anche qui , la castagna vede schiudersi una nuova stagione dove, ancor più, la fa da protagonista. Oltre ai celeberrimi Marron Glacé ed alle caldarroste, le marmellate, i sotto-sciroppi e sotto-liquori, si possono trovare gustose mousse, gelatine, tozzetti e biscotti vari.
Dopo il pranzo, infine, si possono gustare grappe alla castagna e un amaro che ne lascia integralmente l'aroma, vincendo il suo naturale gusto dolce.
Le mosciarelle, invece, si diversificano da castagne e marroni, in quanto sono un prodotto già trasformato e, proprio per questo, sono sempre state gustate direttamente dal giallo cartoccio di carta paglia in cui il venditore ambulante delle fiere le porgeva al pubblico. Un altro modo di assaporarle, originale e gustoso, è quello antico, di farle rinvenire e cuocere nel latte, lasciandole il più possibile integre e mangiandole come una qualsiasi zuppa.
Il viaggiatore che percorre la "Strada della Castagna", certamente incuriosito da ciò che ha letto e visto lungo tale percorso, si starà chiedendo come, dove e quando procurarsi castagne, marroni e mosciarelle.
Quanto al come e dove, oltre ai dettaglianti di frutta e verdura e supermercati dei tre Comuni, i produttori stessi, tradizionalmente, mettono in mostra, per la vendita diretta, il loro prodotto lungo le strade al di fuori dell'ingresso all'azienda o della propria casa, nei centri abitati. Una forma più moderna ed organizzata è quella della vendita in cooperativa, là dove essa ha la sua sede, in magazzini di lavorazione aperti pubblico.
Il periodo in cui i marroni e castagne, sono disponibili per la vendita al minuto è quello che va dai primi di ottobre a circa metà dicembre.
La maggior caduta e raccolta dei frutti si concentra in un mese, a partire dal quindici di ottobre, durante il quale e dopo, si attivano la "cura" (immersione in acqua) del prodotto e la lavorazione (cernita, pulitura, spazzolatura, calibratura ed insacchettamento).
Nel caso delle mosciarelle, i tempi di caduti e raccolta sono leggermente ritardati rispetto alle zone pedemontane e l'essiccamento successivo comporta un intervallo di almeno un altro mese, fino ad essere pronte per la loro sagra, a Capranica, intorno all'otto dicembre.
Questa temporizzazione costituisce uno dei principali vincoli allo sviluppo della castanicoltura, perché una campagna di collocamento così ristretta non consente di operare con costi bassi, ed è tutta basata sull'immediato collocamento commerciale per soddisfare un consumo troppo concentrato nel tempo, in quanto associato, nell'immaginario collettivo, esclusivamente all'autunno - inizio inverno.
Tutto ciò dipende dal modo in cui si consuma attualmente il prodotto castagna, ridotto prevalentemente a caldarroste e castagne bollite.
Un'alternativa a questa situazione consiste nel riportare un più approfondito e circostanziato interesse sul prodotto, proponendo un ampio ventaglio di alternative al suo consumo, conservazione, trasformazione, che amplierebbe in tal modo la possibilità di fruizione e degustazione, con diverse modalità, rinnovando l'interesse verso di esso.