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on appena pronto il nuovo edificio scolastico, non furono i bambini ad essere accolti fra le sue mura. Furono, invece, i soldati i primi occupati della scuola, a dimostrazione dei tempi particolarmente travagliati che si stavano vivendo. La guerra era scoppiata da circa un anno, l'esercito era nel pieno della sua potenzialità con gli avvenuti richiami alle armi di gran parte dei cittadini, ed occorrevano locali per alloggiare le truppe in addestramento per il fronte.

Zappatori, ma le truppe non potevano essere acquartierate tutte in quella cittadina, per cui due compagnie furono dislocate in Cave, appunto nel nuovo edificio scolastico.

Furono trovati anche alloggi per gli ufficiali che dovevano essere "presso privati ragguardevoli, in camere mobiliate in modo decoroso, anche in relazione al grado rivestito".

Oltre all'alloggio della truppa  e degli ufficiali si provvide anche ad occupare alcune stanze dell'Ospedale Mattei per dislocarvi l'infermeria, e a requisire alcuni locali da destinare a magazzini e a scuderie per tre cavalli.

I soldati erano circa quattrocento e, in un primo momento, per il alloggio fu offerta al Comune un'indennità annua di 2680 lire, portata poi a 3000 lire, calcolata sulla base delle tariffe pontificie che prevedevano un'indennità giornaliera di due centesimi di lira per soldato. Ma il Comune, ritenendo tale cifra troppo bassa, la rifiutò, per cui la stessa fu portata a 4000 lire. A quest'importo fu aggiunta un'indennità annua di lire 840,76 per alloggio degli ufficiali (1).

La convenzione stipulata fra il Comune di Cave e la Direzione Generale del Genio, prevedeva che i soldati permanessero in Cave non oltre l'anno 1917. Infatti, nei primi mesi del 1918, le due compagnie, ormai ridotte a pochi soldati, lasciassero Cave per riunirsi al proprio reggimento in Palestrina.

Successivamente presero possesso dell'edificio, per brevi periodi, distaccamenti di fanteria e, nell'estate del 1918, vi fu istituito un convalescenziario per duecento soldati malarici in via di guarigione, abbisognevoli di riposo e di aria salubre.

Ma la presenza di tanti militari in un piccolo centro come cave, non poteva non comportare pesanti inconvenienti per la popolazione civile. Ciò avvenne specialmente durante il soggiorno dei convalescenti. In una nota del 26 settembre 1918, il Sindaco di Cave scriveva al Prefetto di Roma: "...e nonostante gli encomiabili sforzi dell'egregio Ufficiale Comandante il distaccamento, si mostrano (i soldati) intolleranti di severa disciplina, ed evadono e fuggono scavalcando muri e cancelli, invadono terreni privati rompendo siepi, steccati, rami e strappano frutta d'ogni sorta. E alle osservazioni che per questo vengono loro rivolte, qualcuno ha risposto: Eh! ...al fronte si fa ben di più..."; e lamentandosi poi dell'uso indiscriminato dell'acqua fatto dai soldati a dannoso dei cittadini e dell'irriguardoso comportamento di essi verso la popolazione, così concludeva: "Siamo pertanto fiduciosi che il Signor Prefetto... provveda a far sopprimere o quanto meno a ridurre a entità minima questo convalescenziario, prima che questa mite popolazione non abbia a stancarsi della prolungata pazienza".

Successivamente l'edificio fu occupato, sempre da militari del Genio, fino al 30 giugno 1919. L'atto di riconsegna della scuola al Comune, reca la data del 30 giugno 1919.

 

 

 

 

(1)  Può essere interessante sapere che l'indennità pagata per l'alloggio degli ufficiali, era stata calcolata in base alle tariffe pontificie che prevedevano per ogni giorno di presenza: £. 2 per i colonnelli; £. 1,50 per i tenenti colonnello; £. 1,266 per i maggiori; £. 0,733 per i capitani; £. 0,55 per i tenenti e sottotenenti.

I soldati 
nella scuola

 

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Aggiornato il: 29-01-07 .

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