Pubblici servizi

oi tutti, abituati alle comodità della vita moderna, consideriamo con stupore le condizioni di vita dei nostri concittadini dei primi anni del secolo, e riceviamo l’impressione che quei tempi siano ancor più lontani dei pochi decenni effettivamente trascorsi.

Fino al 1915, Cave era ancora illuminata con lumi a petrolio o a carburo di calcio. Il petrolio era, in Italia, un bene di cui era controllata la produzione, l’importazione, la distribuzione e il consumo. Per la pubblica illuminazione e per gli usi nell’agricoltura e nell’industria, provvedeva ad assegnarlo alle imprese e alle persone, che dovevano richiederlo per iscritto secondo i bisogni, la Commissione Provinciale per il Petrolio, presso La Camera di Commercio di Roma. Per l’illuminazione privata, veniva assegnato mensilmente dai Prefetti un certo quantitativo di prodotto da vendere nei negoziai dettaglio a prezzi controllati. Nel 1918, il prezzo del petrolio nella vendita il minuto, era di lire 1,60 il litro.

La prima riunione del Consiglio comunale nella quale si parlò per la prima volta di elettrificare il paese di Cave, fu tenuta il 29 aprile 1911. In detta riunione fu deciso di concedere, alla Società Laziale d’Elettricità, il permesso per la costruzione di una linea elettrica all’interno dell’abitato. Bisognò poi attendere un paio d'anni perché il Prefetto, il 1° luglio 1913, conferisse alla stessa società l'autorizzazione a costruire una linea elettrica che, partendo dall'Officina Anglo-Romana di Tivoli, si estendesse per il territorio di sedici comuni, tra i quali Cave, fino a ricongiungersi con l'altra Officina Anglo-Romana nei pressi di Subiaco.

Dopo la concessione prefettizia, cominciò l’iter burocratico per l’appalto dei lavori. Il Consiglio comunale si riunì nell’ottobre 1913, e approvò il contratto con la Società Laziale d’Elettricità per la fornitura d’energia elettrica per l’illuminazione pubblica e privata e per scopi industriali. In seguito, il capitolato fu riformato in alcuni punti e il testo unico del documento fu nuovamente approvato il 14 settembre 1914, a lavori già molto inoltrati. Tanto inoltrati che, nell’aprile precedente, fu possibile dare alla popolazione un saggio di quella che sarebbe stata l’illuminazione dell’intera Cave di lì a qualche mese: il 25, 26 e 27 aprile 1914, Piazza del Plebiscito fu illuminata elettricamente a giorno, con un apposito impianto che costò trecento lire, fatto costruire dal Comune che volle in quel modo onorare la Madonna del Campo, illustre Patrona di Cave.

Il 27 aprile 1915, ad un anno esatto di distanza da quella manifestazione, e sempre in occasione della festa della Madonna del Campo, l’illuminazione elettrica di Cave fu ufficialmente e solennemente inaugurata.

Oggi ogni casa possiede un impianto telefonico privato, ed è per noi difficile immaginare che, soltanto qualche decennio fa, il telefono era un bene riservato al servizio pubblico e a pochissimi danarosi privilegiati.

All’inizio del secolo, in Cave non c’era nemmeno un punto telefonico pubblico, per cui il principe Scipione Borghese, nel 1905, si fece promotore di una richiesta per ottenere dalla Società Generale Italiana dei Telefoni, un allaccio telefonico pubblico per collegare Roma con i centri di Cave, Genazzano, Palestrina, San Vito Romano e Paliano. La spesa prevista per Cave era di 560 lire.

Il punto telefonico pubblico fu installato, sì, ma due anni dopo, nel giugno 1907, e non senza una decisiva spintarella dell’ing. Antonino Clementi che doveva avere voce in capitolo nelle alte sfere se riuscì anche a far sì che i treni diretti delle Ferrovie Vicinali facessero fermata a Cave.

Per più di vent’anni quel telefono installato nel 1907, fu l’unico apparecchio pubblico di Cave. Anche gli ufficiali comunali dovevano recarsi a telefonare, per ragioni di servizio, presso quell’unico punto telefonico. Perciò, il Consiglio comunale, nella seduta del 10 agosto 1929, deliberò di affrontare la spesa di lire 136,50 per far installare un altro apparecchio nella sede comunale.

Così, nei primi mesi del 1930, anche il Comune di Cave ebbe finalmente il suo apparecchio telefonico.

Quanto sia lontano da noi il modo di pensare e di vivere negli anni che stiamo descrivendo, possiamo comprenderlo da una delibera del Comune di Cave risalente l’anno 1907.

In quella delibera fu stabilito che tutti gli uomini validi del comune (genericamente definiti comunisti) dovevano conferire prestazioni in natura per la costruzione, sistemazione e manutenzione delle strade comunali. Fu redatto in proposito un dettagliato rego­lamento che prevedeva essere soggetto all’obbligo ogni capo famiglia:

a) per la sua persona e per ogni individuo maschio atto al lavoro dai 18 ai 60 anni che faccia parte o sia al servizio della sua famiglia o delle sue proprietà, purché abiti nel comune; 

b) per ciascuna bestia da soma, da sella o da tiro, comprese le vacche domate, col rispettivo veicolo, che sia al servizio della sua famiglia o che serva alle sue proprietà nel comune...

In altre parole e riassumendo il contenuto del regolamento, tutti gli uomini validi dai 18 ai 60 anni residenti nel comune erano obbligati a dare annualmente da una a quattro giornate di lavoro per lo scopo già detto. Dovevano presentarsi alle chiamate del Comune con gli attrezzi da lavoro, e gli animali con i loro carri (qualche anno dopo saranno precettati anche i mezzi motorizzati).

Per chi non si presentava alle chiamate e per chi chiedeva di essere esonerato dal presentarsi, erano stabilite precise tariffe di conversione che erano aggiornate d’anno in anno. Ad esempio, nel 1909 e nel 1930, le tariffe di conversione furono le seguenti:

 

1909

1930

per persona

£. 1,30

£. 10

per cavallo o mulo con veicolo

£. 3,00

£. 30

per barozza con due buoi

£. 5,00

£. 40

per cavallo o mulo con basto

£. 1,20

£. 10

per somaro con basto

£. 0,90

£. 6,0

per camion

-

£. 30 a tonn.

 

Coloro che si presentavano spontaneamente a fare la “conversione” prima del giorno della chiamata, avevano uno sconto sulla tariffa del 10%.

Nel 1930, le chiamate furono tre. Nel 1934, l’uso delle chiamate per la sistemazione delle strade, era ancora praticato.

In tema di sistemazione di strade, vale anche ricordare che il 4 gennaio 1933, fu deliberato di provvedere alla sistemazione dei primi 420 metri di Via dello Speciano, per il tratto che andava dalla strada provinciale fino ai magazzini della S.A. Produttori Tabacco. Questo caso era diverso da quello della sistemazione delle altre strade comunali, perché alla questione era fortemente interessata la S.A. Produttori Tabacco, la quale volle assumere su di sé la maggior parte degli oneri e delle incombenze. Anzitutto contribuì alla spesa con 1300 lire, poi finanziò l’opera con altre 7240 lire che il Comune s’impegnò a restituire in cinque anni, ed infine pensò essa stessa a far eseguire i lavori necessari per sistemare la strada.