Pestilenze

Non bastarono i terromoti a rendere infelici queste terre di Campagna, vi si aggiunsero i morbi contagiosi, febbrili, endemiche del Levante, spesso eoidemici caratterrizzati da forti dolori di testa, di abbattimento, di vertigini e dall'apparizione di macchie rossiccie sulla pelle, epoi di bubboni ed altri segni schifosi. Questi mali secondo i Libri santi, furono indicati col nome di tremendo flagello.
La terra in genere è stata colpita varie volte da questo flagello e quelli che più ricordda la storia, tra i più disastrosi, sono statti quelli di Atene, descritta da Tucidide; quella di Firenze descritti da Boccaccio e quelli di Milano descritti dal Manzoni.
Gli scienziati affermarono che la Peste è causata dall'eccissivo calore, ed infierisce nel disordine di una guerra, nella vita disagiata di un esercito asseediato, esposto all'umidità degli accampamenti. Difatti Tucidide così descrive i sintomi mosbosi: " si era colpiti in piena salute, all'improviso; dapprima si sentiva dolore di capo; quindi gli occhi si facevano rossi ed infiammati; la lingua e la faringe apparivano del colore del sangue; la respirazione era anelante, l'alito fetito, la voce velata. Il male scendeva al petto cagionando tosse violenta; sollevava lo stomaco con dolori acuti; seguiva il sighiozzo senza vomito, quindi le convulsioni. Il corpo coprivasi di flittine e d'ulceri; la sete era bruciante, insaziata. Dopo 6 o 7 giorni l'infiammazione interna cagionava la morte. E sfugendi a questo, molti vi perdevano le dita, gli occhi, le membra( mutilazione orribile); molti restvano privi di memoria, e moltissimi perdevano ogni ricordi di sé e dei loro cari.
Il Boccaccio descrisse certe enfiature, alcune delle quali crescevano come un uovo, ed alcune più ed alcune meno, le quali i volgari nominavano gauvòccioli. Il Manzoni li chiama bubboni. Il prof. Giovanni Polli, Lazzaro Spallanzani, il Pasteur riconobbero che la Peste è malattia epidemica contagiosa; e fra essi professori vi fu il prof. Arrigo Tamassia, in una dotta conferenza tenuta a Milano nel 1879, citò tutta una serie di casi il cui contagio si manifesta nel più incontrastabile modo. Quale è il rimedio principale? L'isolamento.
IL governo Borbonico nel 1815; dice il Tamassia salvava l'Europa da una epidemia di peste. A Nora nelle Puglie, scoppiati i primi casi, la città veniva circondata da doppio fossato e da un cordone militare; pena la morte, ogni comunicazione coll'esterno.
La storia di Roma ci tramanda che Tullio Ostilio nel 115, mentre voleva risollevare le pratiche religiose per la peste e la fame che desolò i romani, fu ucciso da un fulmine dopo 32 anni di regno. Le terre di Campagna furono colpite da peste anche nel 262.
Nel 408 la peste e la fame colpirono Roma e dintorni. Altra fierissima che fu maggiore del 408, e le madri si satollavano per la fame, con le carni dei propi figli.
Durante il pontificato di Gregorio1 Roma e dintorni la lebbra faceva stragi. Il Papa fece molto pei romani nella mortalità causata da sbadigli e starnuti