Palazzo Cecconi

rima di andare oltre piazza Santo Stefano (ora Garibaldi) crediamo opportuno di illustrare alquanto il Palazzo Cecconi, e cioè quello di Prudenza Leoncelli, ultima erede della sua famiglia, come difatti osserviamo tuttora lo stemma sull’antico portale che vedesi subito dopo a sinistra dell’arco Mastricola in via della Pace.

Così la proprietà del fabbricato Leoncelli passò ai Mastricola, quindi ai Cecconi che, in seguito utilizzarono l’ingresso sulla piazza del Plebiscito, adibendo il vecchio ingresso a granaio.

Questo palazzo è vasto e ricco d’ogni comodità, ha due piani sulla piazza del Plebiscito, tre sulla facciata che guarda levante, con un’ampia terrazza illuminata dal sole nascente. Vi sono comodi sotterranei e cantine con annesso giardino abbellito da una vasca centrale, su cui ergesi una specie d’obelisco di marmo. I sottostanti locali furono adibiti a conceria di pelli dai signori Mastricola, i quali erano anche grandi commercianti di granaglie e fornitori dello Stato Pontificio.

Questo palazzo possiamo annoverarlo tra i ricchi e lussuosi del 1600. Qui ebbero asilo ambasciatori e prelati insigni, cardinali, perciò esisteva una cappella di famiglia, regolarmente consacrata, perché l’Eminenze loro parenti, potessero officiarla, senza uscire da casa.

Un’ampia sala riccamente addobbata, sul cui soffitto troneggia ancora un artistico e pregevole lampadario in legno scolpito con diciotto bracci dorato finemente, un tempo abbellita da mirabili statue di marmo, le quali vennero alienate dalla vedova Beatrice Cecconi nata Romarini da Monterotondo, serviva di ricevimento ad altri dignitari dell’aristocrazia romana ed ecclesiastica.

Con la morte di essa vedova, il palazzo vene diviso fra le tre figliuole Ginevra, Maria e Laura uniche eredi; Maria e Laura vendettero la loro quota parte ad altri, rimanendo il resto alla figliuola Ginevra Cecconi, coniugata Pistolesi che ancora la detiene.