Interno del paese

assata la prima impressione di meraviglia, il forestiero che scruta ed osserva, comincia ad avvertire il muto linguaggio delle cose: allora le strade, le pietre, le chiese reclamano le ansie, i valori, i desideri degli uomini, tutti i contrasti dell’umanità.

All’entrata del paese, un enorme fabbricato ferrigno a destra che trovasi di fronte alla Collegiata di Santa Maria nuova, fu edificata verso il 1779 su gli avanzi delle torri merlate e bastioni. La proprietà passò alla famiglia Mattei Gianbattista che lo fece restaurare nel 1858. Siccome in tempi precedenti fu abitata da un Signore del luogo chiamato Messere, con l’andare del tempo, i Cavesi storpiarono il Messere in Missere; affermando che il tetto Missere era il più alto.

Un gran muraglione a sinistra del fabbricato dopo la demolizione di un gruppo di casupole per dare passaggio libero alla Ferrovia elettrica, dove sovrasta un borgo di casette abbellite da balconi fioriti, sul cui fronte un’artistica fontana contornata di tigli, fa bella mostra. In un primo tempo fu collocata sul punto preciso dove sorgeva una Colonna sormontata da una pesante Sirena di metallo simbolo dei Colonnesi, Signori di Cave. La fontana fu poi rimossa per dare meno ingombro alla piazza e causare meno umidità. Fu costruita nel 1890 allorquando il Municipio inaugurò la condotta dell’acqua potabile, proveniente dalle sorgenti in Contrada Toce.

Il forestiero che giunse osserva il palazzotto Cecconi di cui faremo breve storia più oltre. Quivi, per mezzo di una rampante, dove una volta funzionava il ponte levatoio, si accede all’ingresso dell’antico Castello Colonnesi, ora detto Arco Mastricola (1) che, in precedenza alla famiglia Cecconi fu il proprietario. Qui è nato definitivamente Cave, questo fiero e ferrigno Castello, Castello con le sue leggende e le sue poesie, la sua gloria, la sua storia.

I Benedettini vi portarono la prima civiltà, i Vandali la distrussero; i Papi si contesero coi principi il governo; gli stranieri e il brigantaggio contaminarono queste zolle; i martiri della Fede e della Patria ridiedero lustro a novella vita.

Il viaggiatore che ha seguito "Cave nella Storia dei tempi" già sa dove si va passando da quest’Arco, una volta chiuso da robusta porta ferrata e guardata costantemente da armigeri. In questo Castello si decidevano le sorti dei principi e dei loro vassalli; qui è dove si rinchiudevano i coloni con le loro famiglie, in caso di invasioni nemiche; qui si racchiudeva la vita di tante famiglie fedeli al loro Signore e qui si tramavano congiure e qui si godevano le delizie degli amori accompagnate dal delicato suono di liuti che i menestrelli da strapazzo prodigavano. Come sono cambiati i tempi!

 

 

 

 

(1) Nel 1638 i signori Mastricola furono gli eredi di Prudenza Leoncelli e quindi le proprietà di costei, che abbracciavano i fabbricati limitrofi alla Piazza Colonna (ora del Plebiscito), e sulla via della Pace, passando a nuovi padroni, l'arco vicino fu detto "Arco Mastricola" ( vedasi atti di Prudenza Leoncelli nell'arch. di San Carlo. Volume Lucerna, lettera P. f. 28).