Legato Mastricola

isse in Cave all'inizio del 1800, il possidente e commerciante Carlo Mastricola, originario di Vicovaro, il quale volle ricordarsi della terra che lo aveva ospitato per tanti anni, disponendo per testamento che, ogni anno, ad una fanciulla povera di Cave, fosse assegnata una dote di quaranta scudi. Le condizioni per ottenere la dote erano le seguenti: essere nata e residente a Cave; essere di povere condizioni; avere non meno di quindici anni; essere istruita nella dottrina cristiana; avere pronto un partito per maritarsi.

Mentre l'onere del legato faceva carico sugli eredi del Mastricola, la scelta della fanciulla era affidata ad una commissione composta dal Priore comunitario, da due parroci e due maestre pie del posto. L'assegnazione della dote avveniva ogni anno la domenica precedente il 2 dicembre e il matrimonio doveva essere celebrato non più tardi del maggio successivo. In mancanza  delle nozze, la fanciulla perdeva il diritto alla dote che veniva assegnata ad altra candidata. Doveva essere molto difficoltoso per le prescelte sposarsi entro un periodo di tempo così breve, se, più tarsi, fu deciso di spostare a maggio l'assegnazione della dote, in modo da concedere alla ragazza un anno di tempo per celebrare le nozze.

Per la storia, la prima dote fu assegnata nell'anno 1839.

Il 24 luglio 1853, il Municipio di Cave assunse su di sé l'onere del Legato Mastricola, ricevendo per tal fine dai fratelli Luigi e Nicola Cecconi la somma di scudi romani 666 e baiocchi 67.

Dal 1853 in poi, il Comune provvide a corrispondere la dote del Legato Mastricola, anche se per parecchi anni la somma non fu assegnata per mancanza delle condizioni imposte dal Testatore.

Con l'assorbimento nella Congregazione di Carità avvenuto nel 1907, la dote del Legato Mastricola cessò di essere assegnata poiché a ciò già provvedeva l'altra opera di Bernardina Cristofari "Monte delle Orfane", e il capitale di dotazione fu impiegato a beneficio dell'ospedale.