Il Museo Inaugurazione

Il “Museo della Civiltà Contadina”, di Cave, è stato inaugurato il 20 marzo l994. Conta attualmente 1300 oggetti e strumenti appartenuti, nel lontano passato, alle genti della campagna, per il lavoro e l’uso domestico.

Il   museo è nato per volontà d’alcuni cittadini di Cave riunitisi in associazione, che si è messo alla ricerca nelle case di campagna del territorio di Cave e altrove, d’oggetti ormai dimessi e abbandonati, appartenuti alle popolazioni contadine del passato. La ricerca, molto fruttuosa, consente già nel 1992 di allestire nel chiostro di S. Carlo una prima mostra degli oggetti rinvenuti.

L’iniziativa fu tanto successo, da provocare una gara di spontanee offerte dei più vari oggetti da parte dei possessori, così da poter riuscire, in un tempo relativamente breve, a realizzare un vero e proprio museo, sistemato in un gran locale al piano terra del convento di San Carlo Borromeo, gentilmente messo a disposizione dalla Comunità dei Frati Minori Conventuali di Cave.

Sono ormai quattro anni che il museo è aperto al pubblico. Sul libro dei visitatori figurano le firme di migliaia di persone del posto e di passaggio per Cave provenienti da luoghi vicini e lontani.

Grande interesse ha dimostrato le scuole di Cave e del territorio laziale. Visitare il museo è stato per i ragazzi come leggere alcune pagine di storia, una storia che non figura sui libri di testo in modo così immediato e avvincente. Gli studenti della Scuola Media “Pietro Metastasio” hanno scritto collettivamente un “ipertesto” intitolato “lo contadino”, impegnandosi in ricerche storiche e fotografiche e raccogliendo notizie sugli usi del passato con interviste alle persone più anziane di Cave. Gli alunni della Scuola Elementare e Materna di Cave, guidati dai loro insegnanti, hanno lavorato sviluppando diversi argomenti su tema: “Un nonno per amico” atto a suscitare nei bambini il senso del valore degli anziani.

Interesse hanno anche dimostrato per il nostro museo gli esponenti di musei e istituzioni culturali di Roma, come il Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari, l’istituto d’Antropologia Culturale, gli Assessorati di settore dei musei della Regione Lazio e della Provincia di Roma. Il museo attende ora una diversa, migliore sistemazione in una sede più grande ed accogliente, per collocare gli oggetti in spazi adeguati e secondo una logica espositiva che consenta al visitatore di avvertire appieno la suggestione di questo luogo in cui il passato torna a parlare di sé.