NABEFA BEFANA BUONA

Quando a Paliano le case erano piccole, strette e diroccate e avevano i camini col fuoco acceso e nei materassi la paglia, c'erano molti bambini poveri che non avevano giocattoli.
Quando dovevano giocare, la scopa era un cavallo, la sedia rovesciata era la locomotiva di un treno.
Giocavano con le piastrelle e con i tappi, con i sassolini, con lo spago e la ruzzola e la fionda; con la carta facevano le barchette, i cappellini e le girandole; con i coperchi delle pentole facevano la musica. Le bambine giocavano a corda e a campana.
Nabefa era figlia di una strega.
LeonardoQuando era piccola, era povera ed era costretta ad assistere a terribili magie.
La mamma rubacchiava qua e là e Nabefa giocava con i bambini del vicinato e con i figli delle altre streghe.
Quando passava per le strade vedeva i bambini poveri con le toppe ai vestiti. Nabefa non viveva bene, anzi soffriva perché le mancavano tante cose.
Nabefa cresceva ma era sempre povera.
Era alta e magra, portava le vesti lunghe e un po' strappate, le scarpe tutte rotte e sulle spalle uno scialle con una grande toppa rossa.
Quando la mamma morì Nabefa rimase sola e triste.
I bambini del paese però le volevano bene e la consolavano perché le mancava l'affetto.
Quando era inverno accendevano il fuoco in una piazzetta, i bambini si sedevano sugli scalini delle case e raccontava loro belle favole e i bambini sorridevano.
Quando Nabefa li vedeva che avevano fame e freddo diceva:
- Cosa posso fare?
Il tempo passava e Nabefa diventava grande e poi il tempo passava e diventava vecchia.
Il sei gennaio di tanti, tanti e tanti di anni fa era una notte buia buia con tante stelle in cielo, Nabefa non poteva dormire e passeggiava per le vie del paese dicendo tra sé:
- Cosa posso fare per aiutare i bambini che non hanno nulla?
Mentre diceva queste parole apparve in cielo una strana stella di nome Cometa che sentì le parole di Nabefa e le fece un regalo.
Dalla sua coda scese una polvere lieve lieve, ricoprì Nabefa facendola diventare tutta luminosa.
Anche il paese venne illuminato, tutti si affacciarono alla finestra e videro Nabefa.
Indossava una gonna blu lunga lunga, una mantellina tutta colorata con tanti campanelli, in testa un fazzoletto rosso e alla mano destra la scopa magica e alla mano sinistra un sacco pieno di giocattoli.
Tutti si meravigliarono e dissero:
- Nabefa, ma cosa succede!
La Cometa che era ancora in cielo disse:
- Nabefa tu non ti chiamerai più Nabefa, ma ti chiamerai Befana e farai felici tutti i bambini del mondo.
La Cometa sparì lasciando una scia luminosa.
Il paese tornò al buio, si sentivano solo i campanelli della Befana che tornava a casaValentina sua.
Nabefa, ovvero la Befana, si mise subito al lavoro.
Prese un grosso cestino di lana e iniziò a fare con i ferri tante calze di lana per poterle poi riempire.
Il giorno dopo si recò alle botteghe degli artigiani dicendo:
- Perché non mi costruite giocattoli per i bambini buoni?
Gli artigiani dissero di sì e si misero subito a lavorare.
I falegnami costruirono piccole spianatoie con il mattarello, le carriole, i cavallucci a dondolo, gli zoccoletti, le cartelle di legno, gli astucci, le seggioline e le fionde, i mobili di legno per le bambole, i burattini, le culle. I fabbri costruirono le pentoline, il ferro da stiro, le spade con gli scudi di latta, le trottole di latta, le farfalline di latta, posate di latta.
Le sarte cucirono i vestitini, le bambole di pezza, i grembiulini e i cappellini di stoffa. Le maglieriste lavorarono i golfini, i guantini, le babbucce di lana, le sciarpe, le calze, le borsette di lana per le bambine. I cestai fecero culle, cestini da lavoro, e poltroncine di vimini.
La Befana andò anche dalle fornaie che le diedero teglie piene di dolci e teglie piene di fichi secchi, prugne secche e uvetta appassita che la Befana avrebbe messo nelle calze.
Per tutto l'anno lavorarono gli artigiani e dopo aver costruito tutti questi giocattoli li conservarono nelle cantine e nelle grotte del paese.
Nabefa non viveva......Il giorno 5 Gennaio gli artigiani, i nonni, i papà, gli zii con le carriole portarono i giocattoli alla casa della Befana.
La Befana si commosse, fu contenta e cominciò subito a riempire il sacco.
Di notte salì sulla scopa magica, volò sui tetti, si infilò nei comignoli e cominciò a distribuire i giocattoli.
Prima entrò nelle case dei bambini poveri, poi andò da tutti i bambini, anche da quelli che non avevano problemi.
La Befana non aveva tempo per mangiare ma nelle case trovava il dolce, un bicchiere di vino e un po' di frutta.
Mangiava tutto.
Tutti gli anni la Befana porta regali ai bambini buoni e a cattivi cenere e carbone.
Quando entra nelle case dei bambini che non hanno la mamma si avvicina ai lettini e senza farsi vedere dà loro un bacetto e li copre se si sono scoperti.
La Befana non si fa mai vedere, ma a Paliano ha la sua casa in vicolo del Turco, e lì lavora sempre con i ferri e l'uncinetto per preparare le cose da dare l'anno prossimo.