UN BAMBINO TERRIBILE

C'era una volta un bambino di nome Alessandro che abitava in via della Rocca, sotto al castello e vicino alla piazzetta.
 
Aveva otto anni.
La sua casa era molto vecchia, i muri avevano le crepe e gli scalini erano tutti consumati.
 Dentro c'era una cucina grande e un grande camino.
Ogni mattina la casa era illuminata da un fascio di luce.
Alessandro aveva la sua cameretta ma ci stava sempre molto poco, perchè gli piaceva girare per il paese.
Era un bambino terribile e combinava guai, pasticci e marachelle.
Era un bel bambino con i capelli e gli occhi neri.
Aveva un cucciolo di cane di nome Ercole, svelto e furbo
come il suo padroncino.Michele
Insieme giravano tutto il paese e correvano per i vicoli.
Alessandro suonava i campanelli delle case e scappava e il cane andava dietro a lui abbaiando e muovendo la coda.
Alessandro aveva poca voglia di studiare ma andava sempre
a scuola perchè gli piaceva giocare degli scherzi ai compagni.
I
compagni si innervosivano perchè non sopportavano i suoi scherzi.
Scambiava gli oggetti nelle cartelle, così ogni bambino aveva penne e quaderni che non erano i suoi e nasceva una grande confusione.
Un giorno appiccicò una gomma americana alla pelliccia
di una maestra e mise una lucertolina nella cartella di un bambino che gridò per lo spavento.
I
compagni non gli perdonarono questi scherzi.

ALESSANDRO E IL PERDONO

Il giorno dopo si presentò a scuola con un grande cerotto in fronte dicendo di essere caduto dalla bicicletta dei grandi.
Voleva far pace con i suoi compagni, ma questi dissero di No.
Alessandro chiese aiuto alla maestra. La maestra parlò ai bambini dicendo:
- Guardate Alessandro: è anche ferito fate pace con lui?
- I bambini si misero a giocare con Alessandro che si sentiva felice e gioioso perché i compagni l'avevano perdonato.
Dopo aver giocato, tutto trionfante andò dalla maestra dicendo:
- Maestra, guarda!
ValerioSi tolse il cerotto con aria orgogliosa e tutti videro che non c'era nessuna ferita e gli amici si inquietarono ancora di più.
Ogni giorno ne combinava una.
Una volta al bagno volle fare l'uomo ragno: si arrampicò alle corde della serranda facendola cadere.
Alessandro non combinava birichinate solo a scuola, ma dovunque andasse.
Si ritirava tardi a casa, quando era proprio buio.
I
genitori erano disperati.

ALESSANDRO E LA FESTA

Una sera la mamma lo chiuse dentro la sua cameretta.
Alessandro sentiva la musica che veniva dalla piazza perchè c'era una festa.Alessandro aveva una.....
C'erano i pagliacci e i trampolieri.
Vedeva i compagni che
andavano in piazza accompagnati dai genitori.
Era curioso e ansioso, voleva proprio andare alla festa.
Uscì
fuori al balcone, si fece coraggio e si gettò di sotto.
Zoppicando andò alla festa e vide la piazza festosa e colorata.
Alessandro non aveva proprio paura di niente.

ALESSANDRO E I PESCI

Si recò una volta con i genitori in un ristorante che era in campagna e vicino c'era una grandissima vasca con i pesci.
Andò a vederli e ne voleva prendere uno.
Attirato dai colori
vivaci si sporse troppo e cadde in acqua.
Si trovo faccia a faccia con un pesce giallo come il sole, azzurro come il cielo e arancione come un'arancia.
- E tu che pesce sei? Chiese il pesce molto stupito.
- Non sono un pesce, sono Alessandro!
- Sei una specie nuova? Vieni con me!
Veronica
Alessandro seguì il pesce e si davano sguardi affiatati.
Anche Alessandro si sentì un pesce.
Toccò le squame del
suo nuovo amico, le robuste pinne e vide la sua bocca rosa.
Lo portò nel fondo della vasca e gli fece vedere una piccola
grotta dove c'erano pescetti appena nati e tante uova che dovevano aprirsi.
Mentre nuotavano tutti i pesci della vasca si riunirono intorno ad Alessandro. Girarono ancora e poi Alessandro salutò il pesce amico e uscì dalla vasca tutto bagnato.

ALESSANDRO E LE RANE

Un giorno Alessandro andava verso lo stagno.
Incontrò delle rane di colore verde forte, erano bellissime.
Siccome sapeva parlare con gli animali disse:
- Care amiche, dove andate?
- Andiamo a tuffarci nell'acqua, vieni anche tu che giochiamo insieme! -
Alessandro arrivò allo stagno con le rane che gli saltavano intorno.
Facevano dei salti stupendi e gracidavano allegramente. Una domenica Alessandro.....
Alessandro le chiamò e si disposero sul prato.
Sapete, voglio chiedervi un favore.
I miei amici non vogliono farmi più giocare. Volete aiutarmi voi?
- Cosa dobbiamo fare?
- Vedete questo sacco, perché non entrate dentro e in piazza giocheremo uno scherzo ai miei amici?
Le rane entrarono nel sacco e si fecero trasportare fino in piazza.
Alessandro si avvicinò ai suoi compagni e disse:
- Guardate che bella sorpresa che c'è!
Gli amici aprirono il sacco e successe un finimondo.
Le rane cominciarono a saltare da tutte le parti anche addosso ai bambini, facevano il solletico alle persone, tutti fuggirono, restò solo Alessandro a ridere a crepapelle.
Si mise poi a gracidare, tutte le rane rientrarono nel sacco
e le riportò allo stagno.
- Grazie! - disse Alessandro.
- Non c'è di che! - risposero le rane.
- Sei nostro amico! Da quel giorno i compagni giocavano con Alessandro perché avevano paura dei suoi scherzi.

ALESSANDRO E LE GALLINE

In una bella giornata di sole Alessandro insieme ai suoi compagni, terribili come lui, si recò in un orto vicino al paese, in contrada Le Tofa.
I
ragazzi avevano deciso di giocare agli indiani e avevano bisogno di penne per il copricapo.
Nell'orto c'era un pollaio abitato da galline, papere, una chioccia e un gallo. I ragazzi riuscirono ad entrare.  
Le   galline   appena   li   videro   dissero:
- Cosa volete?
- Le vostre piume! Dobbiamo giocare agli indiani.
Le galline cominciarono a correre e a schiamazzare, la chioccia a chiocciare, a radunare i suoi pulcini che salirono sulla sua groppa e li portò in un angolo del pollaio dietro una pianta.
Le papere erano più impaurite delle galline che cercavano di saltare la rete.
Una pollastrella voleva volare ma non ci
riusciva; sembrava un uccellino al primo volo.
I ragazzi presero le galline una alla volta e le spennarono.
Le papere soffiavano, beccavano i ragazzi e facevano qua
qua.
Prese le piume i ragazzi fuggirono.
Un pulcino coraggioso uscì fuori dal nascondiglio e gridò:
- Mamma,
mamma, guarda: le galline sono diventate tutte rosa! L'ortolano se ne accorse subito e inseguì i ragazzi per il paese cercando di prenderli, ma loro correvano facendo il verso degli indiani.
Ercole correva dietro a loro abbaiando.

ALESSANDRO E MARIELLA

Molte volte Alessandro si sentiva solo perchè nessun bambino lo cercava.
Un giorno accadde un fatto meraviglioso.
Alessandro correva per la piazza quando urtò
una persona, non ci fece caso e continuò a correre.
Strada facendo si ricordò che il viso era di una bambina e tornò
indietro, le dette uno sguardo e aggirandola la osservò.
- Come ti chiami?
- Mi chiamo Mariella, io so come ti chiami, tu sei Alessandro, ti conoscono tutti.
- Ti offro questa caramella.
- Grazie.
- Rispose Mariella.
Mentre leccava la caramella Alessandro osservava attentamente gli occhi meravigliosi di Mariella e le disse:
- I tuoi occhi sembrano un cielo azzurro dove volano le rondini.
- I tuoi occhi sono neri invece come quelli di un merlo.
- Domani io debbo andare in campagna: vuoi venire con me?
- Accetto il tuo invito.

ALESSANDRO E MARIELLA IN CAMPAGNA

Il giorno dopo si incontrarono a Porta Romana.
Mariella portò con se la sua cagnetta Rosetta.
Era tutta bianca e riccia.
Quando Ercole vide Rosetta gli uscirono fuori le pupille dagli occhi e pensò :
- Che bella! E come è ricca, ha anche
la pelliccia!
Con il metodo "bau bau" le fece capire che le era simpatica.
Rosetta lo guardò appena e continuò a camminare con aria
vanitosa.
Alessandro si sentì......Alessandro sorrise e si avviarono in campagna.
Andarono tutti e quattro verso le lunghe campagne un sentiero riscaldato dal sole.
Mentre camminavano sentirono uno strano rumore provenire da un cespuglio di more.
Ercole abbaiava e puntava verso il cespuglio Rosetta si tenne in disparte. Mariella e Alessandro si avvicinarono e videro spuntare un volpacchiotto che aveva smarrito la sua mamma.
- Che carino! - disse Mariella.
Il volpacchiotto fuggì.
Alessandro prese una foglia, colse le more, ce le mise sopra e le offrì a  Mariella.
Camminarono ancora e si sedettero sotto ad un albero.
Improvvisamente
Alessandro salì sull' albero e Mariella lo vide arrampicarsi su e disse:
- Stai attento puoi cadere!
Mariella si coprì gli occhi con le mani spaventata.
Alessandro scese dall'albero, tolse le mani dagli occhi di Mariella e le fece vedere un nido con quattro uccellini appena nati.
- Che teneri! - disse Mariella. - Rimettili dove li hai presi!
Alessandro le fece vedere ancora la tana del serpente, del riccio, della talpa.
Arrivarono in un prato e mentre i cagnolini correvano insieme, Alessandro si girò verso Mariella dicendole:
- Io ti voglio bene! - Mariella arrossì.
Si davano occhiate d'amore.
Alessandro fece il finto tonto
perchè si stava vergognando.
I loro cuori facevano tum tum, cuori di bambini, ma sempre cuori innamorati.
Si sentiva il vento sussurrare a Mariella:
- Alessandro sta diventando buono per te!
Mariella non riusciva a parlare, strinse la mano ad Alessandro ed insieme tornarono a casa.
Prima di arrivare Alessandro disse:
- Credevo che tu non facessi amicizia con un bambino cattivo come me!
- Non è vero! - rispose Mariella - sembri cattivo ma nel tuo cuore c'è tanto amore!