Viaggio intorno a Cave
Santuario della Madonna del Campo
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Santuario della Madonna del campo

l 27 aprile 1655, nella contrada detta Campo, veniva scoperta durante i lavori di abbattimento di un muro, un'antica cripta sulla cui parete di fondo era dipinta un'immagine della Vergine Maria assisa in trono, in atto di sorreggere il Bambino Gesù e con ai lati i santi Pietro e Paolo.

Fu subito un accorrere di gente per vedere e venerare la sacra immagine ritenuta dispensatrice di prodigi, primo fra tutti quello del suo misterioso ritrovamento.la miracolosa immagine della vergine del campo in un dipinto ad olio donato alla  pia associazione il 02/10/1896 dalla signora giorgia e dal cav. giulio clementi

Probabilmente si trattava della cripta di un'antichissima chiesa di cui si era perduta memoria. Il Marianecci si domanda se non sia stata l'antica chiesa di Santa Sabina (o San Sabino) che doveva essere in quei paraggi; oppure che possa essere stata l'antichissima basilica di San Pietro, consacrata da papa Simmarco nel VI secolo, probabilmente distrutta dai barbari e poi riedificata, verso l'anno Mille, all'interno del borgo di Cave. 

Quest'ultima ipotesi può essere nata anche dal fatto che sull'affresco appare, in basso, la data dell'anno 615 (1).

Fu chiamata, dal luogo del ritrovamento, la Madonna del Campo, e la fama dei suoi prodigi si sparse dovunque e richiamò in Cave, dai paesi vicini, un gran numero di pellegrini. L'affluenza dei devoti divenne addirittura eccezionale l'anno successivo, 1656, allorché in tutto il Lazio si diffuse il morbo della peste. Anche da Frascati arrivarono a Cave molti pellegrini e solennemente fecero voto di sborsare cinquecento scudi per contribuire alla creazione di un tempio alla Vergine miracolosa, se fossero rimasti salvi da quel flagello. Ed evidentemente furono esauditi, perché versarono la stabilita.

Altre oblazioni giungevano intanto da ogni parte per cui, in un consiglio popolare del 31 marzo 1659, fu deciso di far edificare un il famoso dipinto della madonna del campo tempio sul luogo del ritrovamento della sacra immagine. Si iniziarono i lavori delle fondamenta ma furono subito sospesi perché il popolo si divise in due partiti di contrastanti pareri: c'era chi voleva riprendere i lavori per la costruzione della nuova collegiata di Santa Maria Assunta, per poi trasportare in quella chiesa l'immagine della Vergine del Campo; e chi intendeva invece costruire il tempio alla Madonna del Campo sul luogo stesso del ritrovamento. Vinsero i sostenitori del primo partito e, nel 1660, ripresero i lavori della Collegiata le cui fondamenta erano state gettate fin dall'anno 1640. Ma a questo punto interferirono i padri agostiniani di Santo Stefano che non vedevano di buon occhio il rapido sorgere di quel tempio ritenuto pregiudizievole ai diritti della loro parrocchia, per cui impedirono giuridicamente il proseguimento dei lavori. Così, cessati i lavori della Collegiata ed esauriti nel frattempo i fondi, non fu nemmeno possibile riprendere i lavori della chiesa in località Campo. Allora, il popolo di Frascati si rivolse al Papa per chiedere lo scioglimento dal voto fatto alla Madonna e, ottenendolo, pretese la restituzione dei cinquecento scudi versati.

La chiesa in località Campo fu poi costruita cinquant'anni più tardi, forse in seguito ad un drammatico episodio. Il 14 gennaio 1703 Cave fu colpita, all'una e tre quarti del mattino, da un forte terremoto che produsse nel paese notevoli danni; il sisma si ripeté il 2 febbraio successivo alle sei e mezzo del pomeriggio con ancora peggiori conseguenze. Ebbene, come racconta il Marianecci, sembra che il terremoto venne interpretato come segno del cielo, per cui il 4 marzo, soltanto ad un mese di distanza dal disastro, il Consiglio comunale di Cave deliberò che fosse edificato al più presto un tempio alla Madonna del Campo, presso la sua cappella. Il terreno sul quale costruire il tempio fu donato dal capitano Nicola Mazzenga, proprietario del fondo.

La chiesa fu infatti costruita in soli quattro anni e il 25 aprile 1707 l'arciprete di quel tempo, don Gioacchino Simeoni, deputato dal Vescovo di Palestrina, solennemente la benedì.

Continuava intanto inalterata durante gli anni la devozione dei fedeli di Cave e delle vicine popolazioni verso la Vergine del Campo per le grazie a Lei attribuite. Va ricordato in particolare l'anno 1837, nel quale si diffuse in Roma e in tutto il Lazio il flagello del colera che Cave particolarmente temeva per l'attività commerciale che lo legava a Roma e, quindi, per il pericolo costante del contagio. Frascati e Albano, Tivoli e Subiaco, Zagarolo e Pisciano ebbero molte vittime. Cave, invece, grazie anche alle misure sanitarie adottate, uscì quasi indenne dal terribile morbo. Perciò il popolo e il clero, per ringraziamento dello scampato pericolo, si raccolsero nel tempio della Madonna del Campo e solennemente promisero con voto, per se stessi e per i posteri, di osservare quale giorno festivo di precetto il 27 aprile di ogni anno, e ugualmente di precetto, con stretto digiuno, la vigilia della festa. E nella pubblica sala magistrale, tutti i capi famiglia firmarono per la loro adesione al voto.

Nel 1880, per decreto del cardinale Antonio De Luca, vescovo diocesano, la Madonna del Campo fu proclamata  Patrona di Cave, insieme con l'altro Patrono san Lorenzo.

l'interno del santuario della madonna del campoL'immagine  fu incoronata una prima volta nel 1905 e una seconda volta il 27 aprile 1942 dal cardinale Carlo Salotti "nomine Pontificis". Il simulacro è stato più volte restaurato, l'ultima nel 1969 dal prof. Cupelloni, direttore del Laboratorio del Restauro dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie, previo distacco dell'affresco dal muro della cripta.

Con il trascorrere dei decenni, la chiesa subì un sensibile degrado. Nel 1897 esso era così evidente che il Comune incaricò l'ing. Antonino Clementi di studiare un progetto per il consolidamento della chiesa e per l'isolamento della parete con la sacra immagine che appariva seriamente danneggiata dall'umidità. Il progetto fu eseguito ma non attuato, per cui la chiesa rimase per molti anni ancora in quello stato e il degrado andò peggiorando.

Ad aggravare la situazione fu il terremoto del 13 gennaio 1915 che diede il colpo di grazia all'edificio rovinandolo in più punti. In seguito a quest'ultimo danneggiamento, il Comune provvide a far eseguire, su progetto dell'arch. Giuseppe Fiumani, importanti lavori di riparazione che, però, il Genio Civile giudicò malfatti e non volle collaudare. Così il tempio, che era stato chiuso dopo gli effetti rovinosi del terremoto, continuò a rimanere chiuso.

Nel 1922, il popolo di Cave inoltrò una petizione per la riapertura, ma soltanto il 24 marzo 1924 un ingegnere del Genio Civile venne a fare un sopralluogo, dopo il quale giunse alla drastica conclusione di imporre "in modo tassativo la immediata demolizione del soffitto, se si vogliono evitare altri danni alla chiesa testé ricostruita".

La demolizione del soffitto fu eseguita e a sostenere la spesa dei lavori concorse l'intera popolazione di Cave con offerte in denaro o in natura. Infatti,tutti gli operai che parteciparono ai lavori non vollero essere pagati ed anche l'appaltatore pretese soltanto il rimborso delle spese vive sostenute.

Durante la demolizione, si riscontrarono gravi manchevolezze nei lavori precedentemente effettuati, per cui la ditta che li aveva eseguiti fu chiamata in giudizio dal Comune per rispondere del malfatto.

Soltanto dopo quattro anni, nel 1928, furono eseguiti i lavori di ricostruzione del tetto con l'ampliamento e il consolidamento delle altre strutture. Anche per quest'opera di ripristino la popolazione concorse generosamente. Gli emigrati negli Stati Uniti d'America inviarono 187 dollari, corrispondenti a 3500 lire.

Ma nel 1933 il Genio Civile riscontrò ancora nella chiesa gravi lesioni alle strutture portanti e trovò le fondazioni indebolite dall'apertura degli ossari nel limitrofo cimitero, per cui il 10 aprile 1933, il tempio fu nuovamente chiuso al culto. La complessità e l'alto costo dei lavori che il ripristino dell'edificio richiedeva, suggerirono di rivolgersi allo Stato affinché si accollasse l'intera somma del risanamento, ma lo Stato  rifiutò asserendo che era una questione riguardante il Comune e l'Autorità ecclesiastica.

I documenti non dicono di più, ma è evidente che, in seguito, fu trovato il modo di risanare il tempio in modo adeguato e definitivo e, così restaurato, nell'anno 1955, il cardinale Benedetto Aloisi Masella solennemente lo consacrò.

Il 24 febbraio 1874, il Prefetto di Roma, in applicazione della Legge sulla Pubblica Sanità, decretò che fosse costruito in Cave un pubblico cimitero "nel terreno dietro la chiesa rurale della Madonna del Campo, nel luogo dove già si tumularono parecchie vittime del colera". La superficie del cimitero destinato alle inumazioni, doveva essere non minore di duemilatrecento metri quadrati, non compresa la camera mortuaria, la cappella e l'abitazione del custode.

Nel 1910 furono eseguiti nel cimitero importanti lavori di sistemazione e, con l'andar del tempo, l'area per le inumazioni fu notevolmente ampliata. E la chiesa della Madonna del Campo, inglobata nel recinto cimiteriale, è divenuto il luogo sacro dove le salme vengono benedette prima della sepoltura.

 

 

 

 

(1) Peraltro Giuseppe Presutti nella sua monografia "Cave prenestina" (1909), così scrive: "l'immagine che vi si venera nella cripta (l'antica icone stessa) dalle tracce bizantineggianti, può riferirsi al secolo XII anziché a quell'antico 615 posto sotto la stampa tutt'ammodernata dalla fantasia dell'artista". Il Marianecci nelle sue "Memorie cavesi" conferma che "... nel decorso dei secoli, non una ma più volte, forse, l'immagine deve essere stata rifatta pitturandovi la nuova su quella vecchia non più raschiata", il che può aver indotto alcuni studiosi a non credere alla data iscritta sul dipinto. Peraltro egli ritiene, da alcuni particolari, che l'immagine originaria risalga effettivamente al 615 e che certamente vi siano state fatte delle aggiunte posteriori, probabilmente dai benedettini che nel Medio Evo si insediarono nella zona dell'antica chiesetta contenente l'immagine, di cui forse essi ebbero cura.