In tale località probabilmente era situata l'antica basilica di san Pietro.
Riguardo la sua ubicazione c'è un importante studio dell'abate D.Germain Morin(1) che analizza il passo del Liber Pontificalis:
Item via trivana, miliario XXVII ab urbe Roma, rogatus ab Albino et Giaphyra pp inlustris de proprio facientes a fundamento, basilicam beato Pietro in fundum Pacinianum dedicavit.
Egli identifica la via Trivana (antica Tribana) come quella strada che da Roma attraverso la Prenestina, conduce a Trevi (antica Treba) passando per Cave.
I codici manoscritti del Liber Pontificalis riportavano diverse lezioni, ma scartate quelle sicuramente errate come Tirbutina, che non raggiunge il XXVII miglio e Tribuna perché inesistente, dalla comune radice trib o triv aggettiva al femminile si raggiunge appunto la forma trivana/tribana, accettata sia dal Mommsen che dal Duchesne.
Inoltre è nota l'esistenza a nord di Anagni, presso le sorgenti dell'Anio di una città chiamata Treba Augusta come ci tramandano Tolomeo, Frontino e Plinio, identificabile con l'attuale Trevi.
Avendo dunque una località e un nome da essa derivante le conclusioni sono chiare: la via Trebana conduceva a Trevi, come infatti attesta la Tabula Peutingeriana che segna una strada che da Praeneste collega Treblis, corruzione di Treba.
La via Prenestina era lunga solo XXIII miglia ed è quindi a quattro miglia oltre che occorre posizionare il Fundus Pacinianus nominato nel Liber Pontificalis se si suppone che la via Trebana calcolasse effettivamente le sue miglia da Roma.
In un documento del 1633 si parla dell'affitto delle canepine situate su colle Parignano, forse una corruzione del termine suddetto, situato nell'area presso cui sorge la chiesa di San Lorenzo.
Negli anni '70 a colle Pezzuto, lungo la via di San Lorenzo in proprietà Margutti, durante i lavori di livellamento di un terreno a meno di due metri di profondità furono rinvenuti resti di murature in opera reticolata e mattoncini.
Nella sezione di fronte venne alla luce l'imbocco di un cunicolo in muratura con copertura a cappuccina, resti di ossa umane e delle murature, piuttosto rozze, formate da qualche filare di mattoncini e tufi informi, giudicate appartenenti ad un'età tardo antica(2).
Purtroppo non sono stati eseguiti ulteriori sondaggi per accertare se tali resti potessero appartenere alla basilica di San Pietro.
Il Piazza cita tra le chiese di Cave una dedicata a san Pietro molto antica, anzi, la più antica, quella fondata da Simmaco nel 500: "...San Pietro, chiesa molto antica, che, da qualsiasi parte la si esamini fornisce prova della sua venerabile antichità.
Si può congetturare con probabilità che sia la prima in questo luogo dove fu celebrato il culto divino.
Anche se le ingiurie del tempo non la hanno risparmiata è rimasta , ciò nonostante sorvegliata e curata dal Capitolo della Collegiale.
Vi si celebra ancora la messa in certi giorni dell'anno e con una solennità particolare la festa del Santo apostolo di cui essa porta il nome"(3).
L'unico edificio sacro dedicato a San Pietro è un piccolo oratorio fatiscente che si trova nell'antico borgo.
La costruzione, ornata solamente di un affresco forse risalente ad uno o due secoli fa, posto dietro l'altare, ha subito numerosi restauri e solo l'area absidale e l'angolo con la parete nord conserva la muratura originaria caratteristica di Cave formata da tufelli regolari e risalente attorno al XII-XIII secolo.
In un documento riguardante la ricorrenza delle feste delle varie chiese del paese riportato dal Mariannecci(4) e datato 1295 viene appunto nominato anche San Pietro, oltre San Lorenzo, Santo Stefano e Sant'Angelo superiore ed inferiore.
La Basilica del V secolo, di cui non resta traccia, sembra sia stata distrutta dalle invasioni barbariche(5) e riedificata poi nel borgo di Cave, quando intorno all'anno Mille "il paese si ritirò e restrinse tutto al Rapello", località naturalmente fortificata.
Nel Sacramento Leoniano vi è una XXXIV° Messa in dedicatione(6), e secondo un'accurata analisi del Morin non si tratta della messa per l'inaugurazione della basilica di San Pietro a Roma in quanto non solum ubi venerabiles eius reliquiae conquiescunt, sed ubicumque pretiosa reverentia fuerint invocata e questo fa supporre, come anche il passo successivo, che si tratti di un luogo al di fuori di Roma, suo dominio speciale.
La presenza di una chiesa così antica fa supporre che a Cave fin dai primi tempi del cristianesimo fosse sede di importanti comunità cristiane, rifugiatesi in luoghi più tranquilli per sfuggire alle persecuzioni(7).

 

(1) G. Morin in Bull. d'ancienne literat. et arch. cretienne 1911 pag. 241-246.

(2) Sopr. arch. per il Lazio, archivio depositi Cave, fasc. 008.

(3) C. B. Piazza. La Gerarchia Cardinalizia, Roma 1703, op. cit. pag. 227.

(4) N. Mariannecci, Memorie cavesi, Gavignano 1941, pag. 47. E' il documento più antico in cui viene nominata la chiesa di San Pietro.

(5) N. Mariannecci, Memorie cavesi, Gavignano 1941, pag. 37.

(6) Deus qui beati Petri apostoli dignitatem ubique facis esse gloriosam: praesta quesimus, ut et doctrina semper ipsius faveamur et meritis. Suscipe Domine quaesimus hostias quas maiestati tuae in honore beati apostoli Petri, cui haec est basilca sacrata, deferimus, et eius precibus nos tuere.
Vere dignum. Qui ut in omni loco dominationis tuae beati Petri apostoli magnifices potestatem, non solum ubi venerabiles eius reliquiae conquiescunt, sed  ubicumque pretiosa reverntia fuerint invocata, tribuis esse potestatem: ut nunc etiam perseverare demontres, quod in omnem terram sonus eius exeat, et toto orbe salutaria verba decurrant...

(7) L. Ariola. Cave stazione idroclimatica, Cave 1951.